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La penisola è la tomba dell’amore

La penisola è la tomba dell’amore

Discutevo con due giovani innamorati intorno alla loro futura cucina. Stanza piccola, termosifone e finestra sparsi  qua e la, attacchi esistenti,  ed ecco che l’unica soluzione possibile è una cucina in linea sviluppata per un paio di metri  addosso all’unica parete libera. Un po’ piccola questa cucina.

Nella parete opposta il dilemma:

  1. Sistemare un bel tavolo con 4 sedie per pranzetti comodi
  2. Piazzare una bella penisola coordinata al resto della cucina, con mobile contenitivo sottostante e due sgabelli per consumare uno snack veloce

Tavolo vs penisola!

La mia tesi è che la penisola è la tomba dell’amore. Perché arrivi a casa  dopo una giornata di lavoro, tu e lei, siete stanchi, e neanche apparecchiate perché la penisola non vuole essere apparecchiata. Così buttate li due tovagliette plastificate, un piatto, un bicchiere e due forchette. È chiaro che con una tavola così scarna, ti passa la voglia pure di cucinare, allora lei butta sul fornello qualcosa di veloce. Poi  uno di fianco all’altra a consumare un pasto triste, gomito a gomito, senza neanche guardarsi in faccia, senza neanche incrociare gli sguardi. Magari di fronte alla penisola ci piazzate pure un bel televisorino e tempo un anno e mezzo, due, bene che vada e il matrimonio è finito. Che poi la penisola è ancora più subdola e pericolosa.  Perché essa piano piano si popola di strani macchinari come la macchina del pane, la macchina del caffè, la macchina per non so che altro, e a voialtri giovani coppie,  vi tocca mangiare negli spazi di risulta sempre più angusti e precari come i vostri sentimenti. Tuttavia siete una giovane coppia e non capite subito la pericolosità della penisola, poiché vi sentite invincibili e volate tre metri sopra il cielo. Ma la penisola è paziente, non ha fretta, logora piano piano, scava nel silenzio della quotidianità cunicoli di vuoto nel pane fresco del vostro amore appena sfornato. E lo sgonfia, lo svuota piano piano e lo rende secco e stantio.

Il tavolo invece no. Perché il tavolo vuole che gli si dedichi tempo, ama essere apparecchiato, esige la tovaglia i tovaglioli e tutto il tovagliame, adora essere agghindato al centro e circondato di sedie intorno. Esso perpetua  il solenne rito del pasteggio. Insomma in una parola: il tavolo è conviviale. E voi finalmente, uno di fronte all’altra, degustate fragranti manicaretti preparati dalle di lei mani, con gli occhi dell’uno dentro gli occhi l’altra, immersi  nel quotidiano farsi dell’amore.

Insomma io decisamente consiglio il tavolo alla penisola.

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