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	<title>Paolo Ceredi - Ingegnere e Architetto - Cesena</title>
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	<description>Studio di Ingegneria e Architettura. Innovazione, tecnologia e creatività con attenzione all&#039;ambiente, nel settore dell&#039;edilizia</description>
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		<title>maledetto microclima artificiale tecnocratico</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 16:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I primi caldi e un bimbo nato da due decine di mesi mi fanno venire in mente quando ero piccolo io, d&#8217;estate. Quando ero piccolo io d&#8217;estate c&#8217;era un via vicino a dove abitavo dove la sera le persone uscivano di casa, piazzavano la loro sedia davanti all&#8217;uscio e se ne stavano a paralare e &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I primi caldi e un bimbo nato da due decine di mesi mi fanno venire in mente quando ero piccolo io, d&#8217;estate. Quando ero piccolo io d&#8217;estate c&#8217;era un via vicino a dove abitavo dove la sera le persone uscivano di casa, piazzavano la loro sedia davanti all&#8217;uscio e se ne stavano a paralare e a prendere del fresco. Porte e finestre delle case erano occhi e bocche spalancati ad aspirare avidamente la frescura della sera. Oggi d&#8217;estate come d&#8217;inverno siamo murati vivi nella nostra casa, immersi in venti gradi condizionati da macchine ronzanti che buttano dentro il fresco e sputano fuori il caldo. Cammino oggi per la stessa via, deserta e ronzante.  Vetri chiusi tapparelle abbassate e megaschermo acceso perchè fuori c&#8217;è un&#8217;afa che non si respira. Non ci adattiamo più alla natura, meglio separarsene nel nostro microclima artificiale tecnocratico. </p>
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		<title>il perchè della zona living</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo e condivido virgolettando ciò che scrive Michele Serra in un articolo letto da qualche parte. &#8220;TAVOLA: povera o ricca, la tavola imbandita è l&#8217;anima di ogni casa italiana. Infelice è la casa dove non si apparecchia per gli amici. La recente tendenza a unificare cucina e soggiorno rende omaggio alla nostra storia contadina e &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo e condivido virgolettando ciò che scrive Michele Serra in un articolo letto da qualche parte. &#8220;TAVOLA: povera o ricca, la tavola imbandita è l&#8217;anima di ogni casa italiana. Infelice è la casa dove non si apparecchia per gli amici. La recente tendenza a unificare cucina e soggiorno rende omaggio alla nostra storia contadina e smentisce il vezzo borghese di separare il cibo con i suoi odori e fumi, dalla conversazione. Ci sono tavoli pluricentenari che hanno visto molte generazioni discutere, litigare, odiarsi, amarsi. Nei letti si nasce e si muore, ma è attorno al tavolo che si vive.&#8221;<br />
Aggiungo io che qualche giorno fa in studio mi fa visita una persona genuina, contadino in pensione che vuole dividere la sua casa per i due figli. Gli chiedo sorridendo come mai si fosse costruito una casa tanto grande. Lui malinconico mi risponde che gli paiceva fare baracca con gli amici, mangiare tutti insieme in venti o trenta attorno alla stessa tavola&#8230;poi, dice, gli amici si invecchiano, le cose cambiano e adesso nessuno vuol più cucinare per gli altri così ci si vede in pizzeria poi ognuno a casa sua. Io penso tra me che oggi si fa così perchè le case sono diventate loculi sempre più piccoli e costosi.</p>
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		<title>il 21 alle 21 &#8230; Finalmente Santa Cristina</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 22:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due anni di progettazione. Cinque anni di restauro. E finalmente l&#8217;inaugurazione. Il 21 Marzo alle 21. Vorrei solo ringraziare i tecnici e gli artigiani che hanno partecipato con passione a questa avventura avvincente. Giovanni Benedetti e Elena Santini pazienti ingegneri che hanno saputo adattare le complicate normative dell&#8217;anticendio e dell&#8217;usl in quel labirinto intircato che &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due anni di progettazione. Cinque anni di restauro. E finalmente l&#8217;inaugurazione. Il 21 Marzo alle 21. Vorrei solo ringraziare i tecnici e gli artigiani che hanno partecipato con passione a questa avventura avvincente. Giovanni Benedetti e Elena Santini pazienti ingegneri che hanno saputo adattare le complicate normative dell&#8217;anticendio e dell&#8217;usl in quel labirinto intircato che è la cripta di Santa Cristina. Giorgio Fiore restauratore &#8220;gran maestro della pietra&#8221; e tutti i suoi ragazzi che hanno buttato il cuore e  tre anni della loro vita dentro questo cantiere ricomponendo cornicioni, cucendo mattoni, ripristinanto pavimenti, costruendo volte. Maria Letizia Antoniacci, raffinata restauratrice ha &#8220;grattato&#8221; con il suo bisturi miracoloso ogni centimetro quadrato di intonaco riportando la chiesa al suo antico splendore marmoreo. Mauro e Oscar Mazzotti, elettricisti creativi che hanno trovato strade impensabili per i loro fasci di cavi e hanno portato corrente e luce in ogni angolo della fabbrica. Elio  e Massimo, straordinari idraulici e non solo che han portato tubi d&#8217;acqua e canali d&#8217;aria in anfratti mai raggiunti fino ad ora. Infine grazie a tutti gli altri, disegnatori, pittori, falegnami, fabbri e chi ora non ricordo. Grazie a tutti!</p>
<p>Studio Ceredi &#8211; <a title="Restauro Chiesa Santa Cristina - Studio Ceredi" href="http://www.paoloceredi.net/home/restauro-e-recupero/chiesa-di-santa-cristina-e-canonica/">Galleria Fotografica</a><br />
<a title="Studio Ceredi" href="http://www.ceredi.net/" target="_blank">Per Info e contatti</a></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/SRh4U_-QRBY" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><br />
Rassegna stampa:<br />
<a title="Chiesa di Santa Cristina - Il Resto del Carlino Cesena" href="http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/2012/03/15/681476-gioiello_valadier.shtml">Il Resto del Carlino &#8211; 15/03/2012<br />
</a><a title="Chiesa di Santa Cristina - Corriere Romagna" href="http://www.corriereromagna.it/cesena/2012-03-15/bellezze-da-scoprire-la-chiesa-di-santa-cristina-%C3%A8-tornata-all%E2%80%99antico-splendore">Corriere Romagna &#8211; 15/03/2012 </a></p>
<p><a title="Chiesa di Santa Cristina Cesena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Cristina_(Cesena)">Wikipedia</a></p>
<p>La chiesa sarà aperta al pubblico anche sabato 24 e domenica 25 marzo per le giornate di primavera del FAI</p>
<p><a href="http://www.paoloceredi.net/home/2012/03/15/nuovo-splendore-al-pantheon-di-cesena/chiesa-di-santa-cristina-cesena/" rel="attachment wp-att-895"><img class="size-medium wp-image-895 alignleft" title="Chiesa di Santa Cristina Cesena" src="http://www.paoloceredi.net/wp-content/uploads/2012/03/Chiesa-di-Santa-Cristina-Cesena-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>il secondo mestiere più antico del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 11:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto da qualche parte che il &#8220;secondo&#8221; mestiere più antico del mondo è l&#8217;architetto. Già perchè l&#8217;uomo fin dalle origine ha sentito il bisogno di trovarsi un riparo, costruirsi un rifugio sia esso l&#8217;antro di una caverna o il ramo di un albero.  Perchè lo vogliamo o no, la natura con i suoi venti, &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto da qualche parte che il &#8220;secondo&#8221; mestiere più antico del mondo è l&#8217;architetto. Già perchè l&#8217;uomo fin dalle origine ha sentito il bisogno di trovarsi un riparo, costruirsi un rifugio sia esso l&#8217;antro di una caverna o il ramo di un albero.  Perchè lo vogliamo o no, la natura con i suoi venti, le sue nevi, i suoi caldi e le sue pioggie sà essere davvero inospitale. Noi la chiamiamo &#8220;madre&#8221; per propiziarcela ma essa è semplicemente indifferente alle vicende umane. A volte poi la percpiamo persino come dispensatrice di cataclismi a espiazione delle nostre colpe.</p>
<p>La questione della fine del mondo del 2012 nè è un esempio. Tempeste solari e inversioni di campo magnetico terrestre spazzeranno via le nostre sofisticate tecnologie,salteranno servizi e reti di luce acqua e gas che &#8220;nutrono&#8221; di linfa vitale le nostre case. Torneremo a vivere come 100 anni fa.</p>
<p>Non credo alle fini del mondo da un giorno all&#8217;altro ma mi confronto con il tema immaginando le case ipertecnologiche che stiamo ora progettiamo, immerse in questi scenari catastrofici. Mi chiedo cosa sia l&#8217;essenza di una buona progettazione nei nostri climi, quale il bagaglio minimo per far sopravvivere queste case e i suoi abitanti. Mi rispondo: una pelle che isola dall&#8217;inverno e che smorza la calura estiva, un fuoco per scaldare e l&#8217;acqua per vivere. Insomma ecco il mio kit di sopravvivenza: muri spessi e isolati, un camino e un pozzo.</p>
<p>Ecco due aneddoti al riguardo: l&#8217;estate 2011 è stata la settima estate più calda mai registrata dal 1880. Avevamo appena terminato una nuova casa dotata di muri spessi e ben isolati. Il proprietario ha voluto che negli impianti ci fosse una predisposizione per l&#8217;aria condiizionata. Ebbene alla fine dell&#8217;estate ci ha riferito che ha vissuto una delle estati più fresche a sua memoria semplicemente aprendo le finestre la sera. l&#8217;inverno del 2012 ha fatto registrare qui da noi una nevicata record con precipitazione fino a 2.00mt e temperature fino a -8°C. Avevamo appena finito una ristrutturazione con formazione di cappotto esterno. Il proprietario a fine nevicata ci ha chiamato dicendo che era rimasto senza corrente per alcuni giorni e la casa senza sorgenti di riscaldamento da 20°C era scesa appena a17°C. Tutto è bene quel che finisce bene.</p>
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		<title>filemone e bauci</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 08:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo progettando la casa ad una giovane coppia. Chiedo alla giovane coppia se nell&#8217;intestazione dei disegni vuole inserire un&#8217;immagine a loro cara. Mi sorprendono chiedendomi di inserie un&#8217;immagine di Filemone e Bauci. Non conosco la leggenda e subito la vado a cercare&#8230;. una bella storia sull&#8217;amore, la casa e l&#8217;ospitalità. La riporto di seguito così &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo progettando la casa ad una giovane coppia. Chiedo alla giovane coppia se nell&#8217;intestazione dei disegni vuole inserire un&#8217;immagine a loro cara. Mi sorprendono chiedendomi di inserie un&#8217;immagine di Filemone e Bauci. Non conosco la leggenda e subito la vado a cercare&#8230;. una bella storia sull&#8217;amore, la casa e l&#8217;ospitalità. La riporto di seguito così come raccontata in Wikipedia:</p>
<blockquote><p><a title="Zeus" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Zeus">Zeus</a> ed <a title="Ermes" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Ermes">Ermes</a>, vagando attraverso la <a title="Frigia" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Frigia">Frigia</a><a title="Teofania" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Teofania">con sembianze umane</a>, «bussando a mille porte, domandavano ovunque <a title="Xenia (antica Grecia)" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Xenia_%28antica_Grecia%29">ospitalità</a> e ovunque si negava loro l&#8217;accoglienza. Una sola casa offrì asilo: era una capanna, costruita con canne e fango. Qui, Filemone e la pia Bauci, uniti in casto matrimonio, vedevano passare i loro giorni belli, invecchiare insieme sopportando la povertà, resa più dolce e più leggera dal loro tenero legame».</p>
<p>Zeus scatenò la propria ira contro i Frigi ma risparmiò i due coniugi, trasformando la loro povera capanna in un tempio lussuoso e offrendosi di esaudire qualunque loro desiderio. Filemone e Bauci chiesero solo di poter essere sacerdoti del tempio di Zeus e di poter morire insieme.</p>
<p>Quando Filemone e Bauci furono prossimi alla morte, Zeus li trasformò in una <a title="Quercia" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Quercia">quercia</a> e un <a title="Tiglio" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Tiglio">tiglio</a> uniti per il <a title="Fusto" href="http://www.paoloceredi.net/wiki/Fusto">tronco</a>. Questo albero meraviglioso, che si ergeva di fronte al tempio, fu venerato per anni dai fedeli.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.paoloceredi.net/home/2012/02/27/filemone-e-bauci/logo-andrea_e_romi/" rel="attachment wp-att-878"><img class="aligncenter size-medium wp-image-878" title="Logo Andrea_e_Romi" src="http://www.paoloceredi.net/wp-content/uploads/2012/02/Logo-Andrea_e_Romi-210x300.jpg" alt="" width="309" height="440" /></a></p>
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		<title>Il somaro e il padrone</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 16:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sento dire spesso da colleghi più navigati di me: &#8220;Io lego il somaro dove vuole il padrone&#8221;. Frase autoassolutoria che indica la totale sottomissione dell&#8217;ingegnere o architetto al committente e alle sue disposizioni in merito al progetto di turno. A me questa cosa suona male ma non so ribattere. Allora vado in aiuto dei codici &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sento dire spesso da colleghi più navigati di me: &#8220;Io lego il somaro dove vuole il padrone&#8221;. Frase autoassolutoria che indica la totale sottomissione dell&#8217;ingegnere o architetto al committente e alle sue disposizioni in merito al progetto di turno. A me questa cosa suona male ma non so ribattere. Allora vado in aiuto dei codici deontologici della professione e leggo questo:</p>
<blockquote><p>Per poter svolgere al meglio il suo compito, l’Architetto ha il dovere di conservare la propria autonomia di giudizio e di difenderla da condizionamenti esterni di qualunque natura. Con la sua firma, dichiara e rivendica la responsabilità, intellettuale e tecnica, della prestazione espressa</p></blockquote>
<p>Poi mi arriva per email un vademecum sulla recente riforma delle professioni che ribadisce:</p>
<blockquote><p>La legge afferma che &#8220;l&#8217;accesso alla professione di Architetto è libero e il suo esercizio è fondato e formato sull&#8217;autonomia e sull&#8217;indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista&#8221;</p></blockquote>
<p>Allora mi rimbalzano nei pensieri il somaro, il padrone, l&#8217;autonomia, l&#8217;indipendenza e come è difficile conciliare tutte queste cose. Forse il padrone a cui rendere conto non è solo il Committente ma qualcosa di più complesso come il paesaggio, il patrimonio storico, l&#8217;interesse pubblico, la Costituzione, la società.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>il vetro nel posto sbagliato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non capisco come mai c&#8217;è questa specie di moda di progettare i vani scala dei condomini come enormi serre solari con vetrate sterminate e ipertecnologiche che inondano di luce un luogo di passaggio la cui luce nessuno mai apprezza poichè nessuno mai vi sosta. E i poveri appartamentini con  le loro finestrelle 150&#215;150 si abbarbicano &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco come mai c&#8217;è questa specie di moda di progettare i vani scala dei condomini come enormi serre solari con vetrate sterminate e ipertecnologiche che inondano di luce un luogo di passaggio la cui luce nessuno mai apprezza poichè nessuno mai vi sosta. E i poveri appartamentini con  le loro finestrelle 150&#215;150 si abbarbicano attorno al vetratone condominiale, lo invidiano perchè dentro di loro la luce entra dosata al contagocce, q.b., quanto basta per rispettare il famigerato r.i. Io dico che è un controsenso.</p>
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		<title>2012</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi regalano un calendario del 2012 di una gommaria locale che ritrae mese per mese, alcune auto d&#8217;epoca con sullo sfondo la Cesena di quegli anni. Mi colpisce il mese di Gennaio dove è riportata una foto degli anni 60 della piazza del Popolo verso viale Mazzoni: un tappeto di automobili, autocarri, pullmini, parcheggiati a &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paoloceredi.net/home/2012/01/05/2012/piazzapopolo-2/" rel="attachment wp-att-809"><img class="aligncenter size-medium wp-image-809" title="piazzapopolo" src="http://www.paoloceredi.net/wp-content/uploads/2012/01/piazzapopolo1-300x197.jpg" alt="" width="372" height="244" /></a>Mi regalano un calendario del 2012 di una gommaria locale che ritrae mese per mese, alcune auto d&#8217;epoca con sullo sfondo la Cesena di quegli anni. Mi colpisce il mese di Gennaio dove è riportata una foto degli anni 60 della piazza del Popolo verso viale Mazzoni: un tappeto di automobili, autocarri, pullmini, parcheggiati a perdita d&#8217;occhio. Ecco da dove veniamo, dal boom economico che ha dato all&#8217;automobile il libero accesso alla città tanto da trasformare la &#8220;piazza&#8221;, spazio di raccolta delle persone, in &#8220;parcheggio&#8221; spazio di raccolta delle automobili.</p>
<p>Oggi a guardarla questa immagine sembra  impensabile, surreale,  quasi fa sorridere nella sua follia. Come dovrebbero far sorridere oggi quei commercianti impauriti che &#8220;lottano&#8221; contro le scelte del Comune di allontanare sempre di più il traffico dal centro e restituire la città alle persone, come un tempo è stato.</p>
<p>Ecco allora che trovo da qualche parte una foto della piazza del Popolo negli anni venti: un bel lastricato di sassi,  tre piccole carrozze in primo piano che trottano pigramente e ovunque persone che passeggiano, si fermano e si raccolgono a parlare. Penso che in realtà è da qui che veniamo veramente.</p>
<p><a href="http://www.paoloceredi.net/home/2012/01/05/2012/cs_fcp_068/" rel="attachment wp-att-811"><img class="aligncenter size-medium wp-image-811" title="cs_fcp_068" src="http://www.paoloceredi.net/wp-content/uploads/2012/01/cs_fcp_068-300x223.jpg" alt="" width="366" height="272" /></a></p>
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		<title>manutenere</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive Erri De Luca: &#8220;Bello il verbo che va insieme alla promessa: mantenere. Tenere per mano.&#8221; Estendo il ragionamento dello scrittore dal rapporto persona-persona (mantenere una promessa) al rapporto persona-cosa o meglio &#8220;casa&#8221; e l&#8217;etimologia diventa ancora più esplicita: manutenere. Si dice di un bene immobile: manutenzione qualitativa, ordinaria e addirittura straordinaria che deve essere &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Erri De Luca: &#8220;Bello il verbo che va insieme alla promessa: mantenere. Tenere per mano.&#8221; Estendo il ragionamento dello scrittore dal rapporto persona-persona (mantenere una promessa) al rapporto persona-cosa o meglio &#8220;casa&#8221; e l&#8217;etimologia diventa ancora più esplicita: manutenere. Si dice di un bene immobile: manutenzione qualitativa, ordinaria e addirittura straordinaria che deve essere proprio un <em>manu-tenere</em>, un tenere per mano ancora più amorevole quanto impellente verso la cosa o meglio la casa. Ancora sulle cure amorevoli degli oggetti scrive Carlo Petrini: &#8220;Chi ama qualcosa ne ha cura, lo custodisce, lo alimenta ne immagina il futuro e cerca di prevenire ogni danno all&#8217;oggetto del proprio affetto. La conoscenza prepara all&#8217;amore e solo l&#8217;amore garantisce la cura&#8221;.</p>
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		<title>è suolo sacro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 08:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pol</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo completato da pochi mesi il sagrato della chiesa di Santa Cristina a Cesena. E&#8217; una piccola striscia  di sassi che ruba i metri all&#8217;asfalto del marciapiede. Cosicchè al piede del passante questo d&#8217;improvviso si interrompe e comincia una scabra pavimentazione in ciotoli di fiume posti a coltello. Il passo si fa d&#8217;un tratto difficoltoso, il rilievo pronunciato dei  sassi deforma la suola della scarpa. Il passante che cammina distratto, è di colpo interdetto, lo sguardo prima altrove cade ora sulle scarpe, bada a dove mette i piedi, s&#8217;accorge di calpestare un suolo diverso. E&#8217; il sagrato, è spazio <em>sacratus</em>, consacrato. E&#8217; suolo sacro.</p>
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